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Suzuki citycar

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Suzuki citycar: storia, modelli, versioni e motori

Nella storia di Suzuki, le citycar hanno rappresentato uno dei principali segmenti di conquista per la Casa di Hamamatsu, capace di farsi conoscere in tutto il mondo per la produzione di piccole automobili leggere, affidabili ed economiche. Senza andare a contare tutte le kei car, le piccole vetture leggere pensate specificatamente per il mercato giapponese, mercato nel quale Suzuki è da sempre una delle principali Case, poi, anche in Europa e in India il brand nipponico si è distinto per modelli di successo. Per il mercato italiano, ad esempio, la prima citycar Suzuki ad arrivare sul mercato è stata la Maruti 800. Il nome non tradisce: si tratta infatti della versione prodotta in India dalla filiale Maruti della kei car Alto. La Maruti 800, diventata la seconda auto più venduta nella storia indiana, è stata proposta in Italia dal 1990 e fu capace di conquistare clienti anche nel nostro paese grazie alle dimensioni davvero compatte, alla dotazione ricca e al prezzo ridottissimo. Leggi di più

Dopo la Maruti 800, Suzuki ha importato dal 1996 la Alto, proposta in due generazioni e derivata direttamente dalla Maruti Alto, la bestseller sul mercato indiano in due generazioni fino al 2006. Nello stesso periodo, in Europa è arrivata la versione leggermente più grande di un’icona delle kei car giapponesi, la Wagon R+.

Derivata dalla Wagon R e caratterizzata da dimensioni e motori più adatti al mercato europeo, la Wagon R+ è stata prodotta in due generazioni tra il 1997 e il 2008, quando è stata sostituita da una citycar a cinque porte più tradizionale, la Splash. Un anno dopo, dopo tre anni d’assenza, è tornata anche la Alto, modello nuovamente di provenienza indiana e posta, nonostante le dimensioni maggiori rispetto al passato, come modello d’accesso della gamma Suzuki.

Con l’addio alla Alto e alla Splash nel 2015, Suzuki ha rimaneggiato la sua produzione di citycar, lanciando in quegli anni prima la Celerio, vera e propria citycar di segmento A, e la Ignis, ultima superstite dell’eredità delle citycar Suzuki. Il piccolo crossover giapponese, infatti, unisce uno stile ispirato al mondo dei SUV e la presenza della trazione integrale a dimensioni e caratteristiche di praticità che la rendono la principale rivale della nostra FIAT Panda.

Scopriamo allora modelli, motori e versioni delle citycar Suzuki.

Segni particolari delle citycar Suzuki

  • La prima citycar proposta in Europa da Suzuki è in realtà prodotta dalla Casa indiana Maruti, dal 1981 filiale indiana del marchio giapponese: è la prima generazione della Alto, nota in Italia prima come Suzuki Maruti 800 e poi come Suzuki 800.
  • La Suzuki Wagon R+ di seconda generazione, prodotta tra il 1999 e il 2008, è stata progettata in collaborazione con Opel, che ha realizzato sulla stessa base la Agila A.
  • L’ultima Suzuki Alto, prodotta in India e venduta nel Paese asiatico come A-Star, è stata realizzata insieme a Nissan, che sulla stessa base ha proposto la piccola Pixo.

Modelli Suzuki citycar

Come traspare chiaramente dalla storia delle citycar Suzuki, i modelli di piccole dimensioni pensati per l’ambiente urbano prodotti dalla Casa di Hamamatsu sono stati diversi nel corso degli anni. A far arrivare per prima il nome Suzuki associato ad una piccola cittadina in Italia è stata la piccolissima Suzuki Maruti 800, versione prodotta in India dalla filiale Maruti della kei car Suzuki Alto. Da quella piccola 800, il brand nipponico ha sviluppato diversi modelli di segmento A, con l’ultima erede di questa storia di successo rappresentato dal crossover Ignis. Questi sono, quindi, i modelli di citycar Suzuki proposti in Italia:

  • Suzuki Maruti 800
  • Suzuki Alto
  • Suzuki Wagon R+
  • Suzuki Splash
  • Suzuki Celerio
  • Suzuki Ignis

Partendo proprio dalla Maruti 800, questa piccola vettura nippo-indiana lunga appena 3,30 metri riusciva a offrire, nelle stesse dimensioni della vendutissima FIAT Panda dell’epoca, cinque porte, un bagagliaio relativamente spazioso e una grande dotazione di serie. Caratterizzata da linee molto semplici e squadrate, la piccola 800 era caratterizzata da un semplice motore tre cilindri da 800 cm3 e, con gli allestimenti più ricchi (sempre molto concorrenziali) offriva radio, climatizzatore, vetri elettrici e persino i sedili in pelle. Prodotta fino al 1997, la Maruti 800 è riuscita a ritagliarsi un suo spazio grazie al suo rapporto qualità-prezzo-contenuti.

Al suo posto, nel 1997 Suzuki prosegue l’intuizione di portare in Europa modelli di successo provenienti da altri mercati. Alla Maruti 800 si sostituisce la nuova Alto, proposta in due generazioni sempre prodotte in India e capaci di portare, fino al 2006, la stessa ricetta fatta di un disegno semplice e squadrato, spazio per quattro persone, una generosa dotazione e un prezzo molto concorrenziale. Al suo fianco, però, Suzuki ha lanciato nel 1997 anche un modello giapponese, la Wagon R+. Versione con motore e carreggiate maggiorate rispetto alla kei car Wagon R, a livello estetico è un’automobile del tutto inusuale sulle strade italiane.

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Sia la prima generazione che la seconda serie, lanciata nel 2000 e prodotta in Ungheria in collaborazione con Opel, che sulla stessa base ha realizzato la Agila A, la Wagon R+ è caratterizzata da uno stile a dir poco fuori dagli schemi: altissima e molto stretta, la Wagon R+ ha quasi proporzioni da elettrodomestico, con la prima generazione che era caratterizzata da un’enorme maniglia al posteriore per aprire il voluminoso portellone. Prodotta fino al 2008, la Wagon R+ ha lasciato spazio nello stesso anno alla Splash. Sempre prodotta in Ungheria e sempre sviluppata insieme a Opel, la nuova citycar ha un disegno più tradizionale, interni dall’impostazione più classica e dimensioni maggiorate. Prodotta fino al 2015, per ovviare alla crescita nelle dimensioni della Splash è arrivata nel 2009 la rinnovata Alto.

Lunga 3,58 metri, la nuova Alto è nuovamente prodotta in India, dove è venduta come Maruti A-Star, ed è realizzata in collaborazione con Nissan, che sulla stessa piattaforma ha proposto la Pixo. Caratterizzata dalla presenza delle cinque porte, da un disegno piuttosto simpatico e interni molto razionali e pratici, la Alto è stata prodotta fino al 2015, quando sia la Alto che la Splash hanno lasciato spazio a due nuovi modelli di citycar Suzuki inediti. A prendere il posto della Alto ci ha pensato la nuova Suzuki Celerio, una citycar dalle proporzioni e dallo stile molto più classico, simile alle segmento A provenienti dalla Corea del Sud.

Lunga 3,60 metri e larga 1,60 metri, la Celerio è costruita in Thailandia e ha uno stile molto classico e tradizionale, con carrozzeria a cinque porte, grandi fari sia all’anteriore che al posteriore e un interno che per disegno e comandi si ispira a quello della Swift degli stessi anni.

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A proposito di Swift, se la Celerio è stata la porta d’accesso della gamma Suzuki fino al suo addio al mercato europeo nel 2020, nel 2016 è arrivata la sorella minore della Swift, la Ignis. Rispetto all’omonimo crossover più grande dei primi anni ’00, la nuova Ignis è lunga solo 3,70 metri ed è caratterizzata da uno stile da crossover, con altezza da terra maggiorata e la presenza a richiesta della trazione integrale. Caratterizzata da linee molto originali, a partire dal frontale con grandi fari ovali, lunotto inclinato e un abitacolo dal disegno originale e colorato.

Motori Suzuki citycar

Per quanto riguarda, invece, la meccanica e i motori delle citycar Suzuki, partendo dalla Maruti 800 troviamo sotto il cofano un motore più grande rispetto al piccolo 660 cm3 proposto in Giappone sulla Alto. A spingere la piccola Maruti 800 troviamo infatti, come indica il nome, un 800 cm3 tre cilindri in linea aspirato da 35 CV, con trazione anteriore e cambio manuale a 4 marce, con l’onere di spostare i soli 710 kg di massa in ordine di marcia. Per la successiva Wagon R+, invece, la prima generazione è stata spinta da due motori a quattro cilindri, il più piccolo 1.0 da 65 CV e il più grande 1.2 da 69 CV, con cambio automatico a 4 marce e la trazione anteriore o integrale 4x4.

Per la seconda generazione, prodotta in Ungheria, la Wagon R+ è stata proposta con due motori, uno a benzina e uno Diesel. Il primo è il 1.3 16v quattro cilindri aspirato da 76 CV, proposto dal 2003 con 94 CV, e se solo quest’ultimo è stato accoppiato anche con il cambio automatico a 4 marce optional, entrambi sono proposti anche con la trazione integrale 4x4.

Per quanto riguarda, invece, l’offerta di Diesel, sotto il cofano della piccola Suzuki si trova una vecchia conoscenza, il “nostro” 1.3 Multijet da 69 CV di origine FIAT, qui rinominato DDiS. Simile la gamma motori per la Splash, prodotta tra il 2008 e il 2015 con tre motorizzazioni, due benzina e una Diesel. Il motore a gasolio è il 1.3 DDiS visto sulla Wagon R+ da 75 CV, mentre la gamma a benzina è formata da un 1.0 tre cilindri da 65 CV (diventati 68 CV nel 2010) e da un più potente 1.2 16v da 86 CV, portati a 94 CV nel 2010, quest’ultimo proposto con il cambio automatico a 4 marce in opzione al classico manuale a 5 marce.

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Affiancata alla Splash dal 2009, la Alto è stata proposta con un solo motore, il noto 1.0 tre cilindri aspirato da 68 CV, disponibile con cambio manuale a 5 marce e automatico a quattro rapporti e proposto in Italia anche con impianto a GPL. Passando alla gamma motori delle citycar Suzuki e partendo dalla Celerio, la citycar nipponica prodotta in Thailandia è realizzata su una piattaforma dedicata, e in Italia è stata spinta da due motori molto simili tra di loro.

Alla base della gamma, infatti, troviamo il 1.0 tre cilindri aspirato K10B con 68 CV e 90 Nm, capace di spingere i suoi 880 kg di peso attraverso un cambio manuale a 5 marce o alla trasmissione manuale robotizzata AGS sempre a 5 rapporti. Dopo qualche tempo, al 1.0 si è affiancato sostanzialmente lo stesso motore, sempre con 68 CV e 90 Nm, ma con tecnologia Dualjet con doppio iniettore per cilindro, che ha permesso alla Celerio di avere consumi ed emissioni ridotte con prestazioni sostanzialmente identiche.

Concludendo, infine, con la Ignis, l’ultima portabandiera delle citycar Suzuki è stata proposta in Italia con un solo motore. Se in India, infatti, non mancava il 1.3 Multijet rinominato DDiS, in Europa il propulsore principale della gamma è il 1.2 quattro cilindri aspirato Dualjet, disponibile fino al 2020 sia in versione solamente termica, sia con trazione anteriore che integrale AllGrip, che in variante Mild Hybrid, condividendo la potenza di 120 CV e 120 Nm di coppia.

Con il restyling, il 1.2 ha visto una riduzione nella cilindrata (che scende da 1.242 a 1.197 cm3) e nella potenza, che scende di 7 CV arrivando a 83 CV, ma guadagna una batteria più grande ed è disponibile unicamente con il sistema Mild Hybrid. Disponibile, fino al 2020, con il cambio robotizzato AGS a 5 marce in alternativa al classico manuale a 5 rapporti, dal restyling l’AGS è stato sostituito da un più classico automatico CVT a variazione continua. Questi sono, quindi, i motori delle citycar Suzuki.

Motori Suzuki citycar

Motori Suzuki Maruti 800

Benzina

  • 800, 0.8 tre cilindri aspirato, 35 CV, cambio manuale a 4 marce, trazione anteriore

Motori Suzuki Wagon R+

Benzina

  • 1.0, 1.0 quattro cilindri aspirato, 65 CV, cambio manuale a 5 marce, trazione anteriore
  • 1.2, 1.2 quattro cilindri aspirato, 69 CV, cambio manuale a 5 marce o automatico a 4 marce, trazione anteriore o integrale
  • 1.3 16v, 1.3 quattro cilindri aspirato, 76 CV, cambio manuale a 5 marce, trazione anteriore o integrale
  • 1.3 16v, 1.3 quattro cilindri aspirato, 94 CV, cambio manuale a 5 marce o automatico a 4 marce, trazione anteriore o integrale

Diesel

  • 1.3 DDiS, 1.3 quattro cilindri turbodiesel, 69 CV, cambio manuale a 5 marce, trazione anteriore

Motori Suzuki Alto

Benzina

  • 1.0, 1.0 tre cilindri aspirato, 68 CV, cambio manuale a 5 marce o automatico a 4 marce, trazione anteriore

Benzina-GPL

  • 1.0 GPL, 1.0 tre cilindri aspirato, 68 CV, cambio manuale a 5 marce, trazione anteriore

Motori Suzuki Splash

Benzina

  • 1.0, 1.0 tre cilindri aspirato, 65/68 CV, cambio manuale a 5 marce, trazione anteriore
  • 1.2 16v, 1.2 quattro cilindri aspirato, 86/94 CV, cambio manuale a 5 marce o automatico a 4 marce, traz. anteriore

Diesel

  • 1.3 DDiS, 1.3 quattro cilindri turbodiesel, 75 CV, cambio manuale a 5 marce, trazione anteriore

Motori Suzuki Celerio

Benzina

  • 1.0, 1.0 tre cilindri aspirato, 68 CV, cambio manuale a 5 marce o aut. robotizz. a 5 marce, trazione anteriore
  • 1.0 DualJet, 1.0 tre cilindri aspirato, 68 CV, cambio manuale a 5 marce, trazione anteriore

Motori Suzuki Ignis

Benzina/Benzina Mild Hybrid

  • 1.2 DualJet, 1.2 quattro cilindri aspirato, 90 CV, cambio manuale a 5 marce o aut. robotizz. a 5 marce, trazione anteriore o integrale
  • 1.2 Hybrid, 1.2 quattro cilindri aspirato Mild Hybrid, 90 CV, cambio manuale a 5 marce, aut. robotizz. a 5 m., trazione anteriore o integrale
  • 1.2 Hybrid, 1.2 quattro cilindri aspirato Mild Hybrid, 83 CV, cambio manuale a 5 marce o automatico CVT, traz. anteriore o integrale

Versioni e prezzi Suzuki citycar

Concludendo, infine, con le versioni e i prezzi delle citycar Suzuki, la Maruti 800 era una delle automobili più economiche del listino italiano negli anni ’90. Caratterizzata da un prezzo simile a quello della FIAT Panda 141 ma dotata di cinque porte e, nelle varianti più ricche, anche con clima manuale e predisposizione radio, la Maruti 800 è oggi rarissima, in quanto le numerose campagne rottamazione ne hanno sensibilmente minato la sopravvivenza degli esemplari. Le pochissime Maruti 800 rimaste, poi, hanno prezzi simbolici, con esemplari inserzionati a meno di 1.000 euro.

Diversa la questione per la Wagon R+: anche degli esemplari in buone condizioni della prima generazione, proposta tra il 1997 e il 1999, sono proposti a prezzi inferiori ai 1.500 euro, mentre la seconda generazione parte dai 2.000 euro degli esemplari più chilometrati ai 4.000 euro della più potente versione 1.3 16v da 94 CV e trazione integrale 4WD.

Nonostante sia più giovane, poi, a livello di prezzi delle citycar Suzuki la Alto è una delle più economiche: un esemplare con oltre 200.000 km parte da meno di 2.000 euro, mentre un esemplare con meno di 40.000 km percorsi può arrivare a richieste di 6.000 euro.

Passando, invece, alla Splash, come per le precedenti versioni della citycar Suzuki sono piuttosto semplici, con pochi allestimenti ben accessoriati e con una quantità limitata di optional a pagamento. La gemella della Opel Agila B si trova, con motore 1.0, a partire da circa 2.000 euro, con il più potente 1.2 che richiede un investimento di almeno 2.500-3.000 euro. Gli esemplari più ricchi, con allestimento top di gamma GL Style e motore 1.2 da 94 CV, possono arrivare a 7.400 euro. Arriviamo, così, alla piccola Celerio: il motore 1.0 senza sistema Dualjet parte da 5.000 euro, mentre le più moderne Dualjet, nonché meno diffuse, arrivano a 8.500 euro. Tra gli allestimenti, poi, la versione base L è piuttosto povera, mentre già la Easy offre clima manuale, radio e una dotazione più che buona.

Infine, la Ignis è offerta dal restyling del 2020 in un solo allestimento, quello più ricco Top: di serie troviamo fari full LED, Cruise Control, infotainment da 7 pollici con Apple CarPlay e Android Auto, sedili posteriori scorrevoli e clima automatico. La gamma parte da circa 21.000 euro per la 1.2 Hybrid con trazione anteriore e cambio manuale, per arrivare ai 23.400 euro della 1.2 Hybrid Top con trazione integrale AllGrip.